Nel corso delle tantissime iniziative promosse da Proteo sulla valutazione, stanno emergendo approfondimenti ed elaborazioni di grande interesse, che meriteranno, a tempo debito, la giusta circolazione e diffusione. Rinnoviamo perciò l’invito a selezionare e costruire una documentazione pedagogica da poter utilizzare nei prossimi mesi.

Oggi segnalo questa “circolare” (vedi allegato) che la dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo “Gozzi-Olivetti” di Torino, ha inviato a bambini  e genitori in occasione dell’avvicinarsi della fine del quadrimestre, con relativa scadenza della  valutazione di metà anno.  La nostra dirigente ha insomma colto il problema della “comunicazione” della valutazione, ovvero del significato sociale che essa assume nel momento in cui deve essere resa comprensibile ai soggetti cui è diretta.

Questo aspetto sociale della certificazione, cioè di un atto che va nelle mani di famiglie e alunni, è molto importante e non deve essere sottovalutato perché è proprio sulla base della qualità (trasparenza, comprensibilità, appropriatezza) di quell’atto che genitori e alunni (vale e molto, anche per i giovani della secondaria superiore) si formano un’idea non solo della competenza professionale dei docenti ma anche del “senso di giustizia” che in quella scuola è praticato. E quest’ultimo aspetto ha un valore educativo formidabile perché se la valutazione è percepita come “appropriata”, ”giusta”, svolgerà la sua funzione di essere non sanzionatoria ma proattiva, generatrice di nuova motivazione a migliorare il proprio impegno, a superare con slancio le eventuali difficoltà incontrate. Insomma sarà vera valutazione formativa; diversamente genererà distacco, frustrazione e demotivazione, lontananza, se non addirittura in taluni casi, reazione e ribellione.

La forma. Il linguaggio, le categorie utilizzate in questo documento sono dunque fondamentali e vanno pensate come una dimensione specifica della valutazione, molto diversa da tutta la strumentazione che resta nelle mani dei docenti e appartiene alla dimensione cooperativa del lavoro realizzato negli organi collegiali e nel team docenti. Nel caso che presentiamo è la dirigente scolastica che assume una iniziativa preliminare per introdurre, quasi guidare, bambini e genitori alla scoperta del senso delle nuove norme di valutazione. Ed è superfluo rimarcare come in questa sua “circolare” emerga la passione e la competenza pedagogica della maestra; tratto distintivo che resta anche quando i maestri/dirigenti arrivano a dirigere un istituto della secondaria superiore.

Leggerezza, delicatezza, appropriatezza, sono le caratteristiche di questo importante messaggio. Appropriatezza, perché quelle parole e il percorso di spiegazione a misura di bambino (ma anche di adulto coinvolto) rendono l’innovazione normativa un messaggio comprensibile e positivo, una conquista per tutti. Delicatezza, perché per esprimere la propria competenza non abbiamo bisogno di rovesciare su genitori e bambini interi repertori di descrittori, di prove articolate di verifica, di incrocio di tabelle e dati rilevati nel corso dei mesi di attività. Tutti materiali preziosi che restano nel patrimonio di esperienza professionale dei docenti e di cui i genitori debbono avvertire l’esistenza (possono cioè sempre chiedere un approfondimento, un chiarimento e trovare risposta). Ed infine leggerezza, capacità di arrivare al significato profondo della valutazione che è stare insieme, a fianco, del bambino che apprende comunicando a lui la sicurezza che dà un adulto che segue con passione e coinvolgimento la sua crescita, giorno per giorno. Per conquistare, strada facendo,  quei margini di autonomia personale che segneranno sempre di più la sua vita.

Un grazie dunque alla nostra dirigente scolastica, prof.ssa Letizia Adduci, componente dell’Ufficio di presidenza regionale di Proteo Piemonte. Un dettaglio che sottolineo molto volentieri.

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