Il Consiglio nazionale di Proteo Fare Sapere, riunito in data 27 ottobre 2021 a Ravenna, in occasione della Conferenza nazionale di Programma, delinea il quadro dei nuovi orientamenti politico-culturali e delle scelte programmatiche che ispireranno l’agire del gruppo dirigente nazionale e territoriale fin dai prossimi mesi.

Il cammino che da Bergamo è giunto a Ravenna, dopo molti mesi di intensa attività da parte di tante strutture territoriali, ha rappresentato un percorso di crescita e partecipazione, sotto certi aspetti sorprendente. Le sintesi delle cinque sessioni di lavoro vengono assunte e condivise come patrimonio di tutta l’organizzazione. I materiali prodotti saranno ordinati in un archivio consultabile sul sito per essere a disposizione di tutti.

Ripartire dal territorio, come scelta strategica di Proteo Fare Sapere, ha consentito di acquisire una partecipazione delle strutture territoriali di grande significato. L’Associazione ha invitato alla riflessività il mondo della scuola, di fronte alla rottura drammatica della pandemia e ha anche sperimentato la riflessività su se stessa, sui valori di riferimento, sulle scelte e le sfide che avanzano.

I punti programmatici fondamentali emersi nel corso del cammino

Sul piano istituzionale/politico

  • Approfondire la riflessione sull’istruzione come diritto, oltre il concetto di obbligo scolastico, dando nuova valenza costituzionale alla funzione dell’istruzione e della scuola pubblica nella società e individuando nella persona, con i suoi diritti, il soggetto fondamentale protagonista del cambiamento possibile. Una riflessione attenta al futuro e, insieme, a non smarrire il senso della memoria, della storia, della radice antifascista della nostra Costituzione: valori e conoscenze più che mai attuali in questa fase della nostra storia.
  • Insistere sulla riflessività pedagogica per affrontare la complessità della relazione insegnamento/apprendimento, che è sempre un fatto sociale, durante e oltre la Rivitalizzare e dare prospettiva al Protocollo pedagogico per qualificare la competenza psicopedagogica che, insieme a quella sociopolitica, è basilare soprattutto per la professionalità docente.
  • Approfondire la ricerca per ricomporre un disegno unitario del sistema di istruzione che oggi appare ancora denso di punti di crisi e processi di selezione/esclusione; riaprire una riflessione a tutto campo, sul valore formativo fondamentale di una scuola di base unitaria e una scuola secondaria superiore, orientativa e in grado di relazionarsi con la cultura del lavoro e con l’ingresso nella società adulta.
  • Indagare a fondo, in concorso con altri soggetti, il carattere dirompente del calo demografico, che produrrà mutamenti molto profondi e generali nel Paese e che già da oggi richiede uno sguardo di particolare attenzione e cura verso la fascia 0/6 (dai nidi alla scuola dell’infanzia) e la crescente popolazione adulta e anziana, con nuove domande e bisogni
  • Confermare l’autonomia delle istituzioni scolastiche come scelta strategica per il cambiamento della scuola. Autonomia come compiuto modello istituzionale liberato da ogni ipoteca di centralismo ministeriale o regionale e radicato sul territorio, depurato dai troppi e inappropriati compiti amministrativi; autonomia soprattutto come cultura di tutte le professioni della scuola a partire dalla nuova centralità del ruolo degli insegnanti per l’educazione e la formazione critica delle nuove generazioni e la ricostruzione di un tessuto etico e culturale unitario del Paese.
  • Ripartire dal territorio per rilanciare la partecipazione democratica a cominciare dalla valorizzazione e riforma degli organi collegiali. Individuare luoghi sul territorio che siano: a) sedi di politica decentrata per la gestione degli organici e dell’offerta formativa da parte dell’amministrazione scolastica; b) sedi di partecipazione democratica di tutte le componenti della scuola e della società civile, in grado di concorrere alla definizione della programmazione territoriale dell’offerta formativa. I Dirigenti scolastici possono proporsi come produttori di politica scolastica sul territorio, contrastando l’autoisolamento delle scuole e della propria professione, sperimentando, ove possibile, processi di aggregazione territoriale dei dirigenti

Sul piano culturale, pedagogico/politico

  • Crisi ambientale e diseguaglianze sociali disegnano un unico complesso intreccio di contraddizioni che vanno aggredite anche sul piano culturale per porre fine a un ventennio di dominio di un modello socioeconomico individualista e iper-competitivo, centrato sulla esasperazione del consumo, che ha prodotto danni profondi nella società e nel sistema scolastico. Le crescenti diseguaglianze territoriali esigono una visione di sistema, un modello di valutazione orientato al miglioramento continuo, misure concrete di sostegno all’innovazione, alla lotta alla dispersione e selezione, alla formazione di tutto il personale.
  • L’ecologia integrale è l’approccio culturalmente e politicamente decisivo per rendere tutti sempre più consapevoli delle scelte sbagliate che sono state compiute e della necessità di un mutamento radicale, di comportamenti, modelli di lavoro, stili di vita, percorsi formativi ed educativi. È il nostro modo di assumere responsabilità verso i giovani, oggi protagonisti di una battaglia decisiva per le sorti dell’umanità e del pianeta. È anche il nostro modo di contribuire alla più ampia lotta in cui è impegnata la Cgil, per imprimere, come ha più volte ribadito il segretario generale Maurizio Landini, un cambiamento profondo nelle stesse politiche confederali.
  • Istruzione ed educazione sono componenti irrinunciabili per il sostegno e il mantenimento della libertà e della democrazia; la funzione docente torna a essere centrale nel conflitto sociale per contrastare regressione culturale e derive autoritarie, per promuovere e accelerare il cambiamento e ricostruire il Paese su basi solide di democrazia, solidarietà, uguaglianza e apertura verso i processi di integrazione. Dalla globalizzazione alla transculturalità, senza trascurare la battaglia per abbattere il gap di genere e per ridare significato a una cultura aperta, pronta a misurarsi con le difficili scelte della società multiculturale, capace di battersi affinché lo “ius culturae“ riconosca da subito il diritto alla cittadinanza di migliaia di studenti che già frequentano le nostre scuole.
  • L’educazione democratica deve includere la pedagogia della differenza tra i principi guida della propria azione, riconoscere le identità sessuali per costruire rapporti corretti ed equilibrati tra i sessi guardando anche a tutte le altre identità sessuali e di genere. Educare al rispetto e al dialogo tra i due sessi sin dalla prima infanzia, decostruendo stereotipi e pregiudizi, significa prevenire l’insorgere di storture sociali e culturali che sfociano con triste continuità nella violenza e nel femminicidio. Ridare voce alla cultura delle donne scoprendone la loro lunga produzione scientifica, artistica e letteraria assente dai curricula e dai libri di testo.
  • Occorre riflettere sul carattere antiscientifico e antistorico di talune pseudo culture libertarie che si sono diffuse nel corpo della società italiana, come nel resto delle società economicamente avanzate, per contrastarne i contenuti e la diffusione, attraverso il rinnovamento dell’insegnamento delle scienze, della storia e di un più marcato profilo etico-
  • civile dell’azione educativa.

Sul piano culturale/professionale e sindacale

  • Per affrontare queste importanti e nuove sfide c’è necessità di docenti motivati, preparati e con idonei strumenti professionali. Già nel Protocollo pedagogico ponevamo il problema di un adeguamento contrattuale dell’organizzazione del lavoro docente in grado di sostenere i processi di crescita della professionalità. Dobbiamo proseguire in questo cammino di riflessione intrapreso con le nostre Conferenze territoriali per delineare una rinnovata figura di docente e una scuola come luogo di comunità di pratiche in cui tutti i suoi operatori, dotati di idonei strumenti professionali, saranno in grado di realizzare un’educazione democratica e all’altezza di queste sfide. La collaborazione e il confronto con il nostro sin> dacato di riferimento, la Flc Cgil, resta una scelta importante. 
  • L’utilizzo delle nuove tecnologie anche nelle didattiche in presenza, rappresenta una nuova e significativa opportunità per potenziare l’efficacia dell’insegnamento e la capacità di realizzare pratiche didattiche in grado di consentire a tutti di raggiungere i migliori obiettivi formativi. Una scuola capace di reggere la complessità educativa e didattica di questo tempo è la vera sfida e richiede tutti i mezzi necessari, disponibilità in termini di risorse, strumentazione e figure professionali. Una scuola capace di sviluppare una cultura dell’organizzazione tesa alla gestione unitaria e partecipata di tutte le figure professionali, all’apertura progettuale verso il territorio e alla realizzazione della comunità educante. Sarà a tal fine necessario rivendicare gli investimenti necessari alle scuole, alle famiglie e agli studenti, per una campagna di formazione specifica per tutti.
  • Contrastare con una grande battaglia culturale e professionale la medicalizzazione del disagio, la burocratizzazione dell’integrazione, la deriva assistenzialista della cura della disabilità. La scuola deve tornare a essere la leva fondamentale per aggredire il disagio e la selezione attraverso un approccio pedagogico didattico attento alle differenze, ai diversi stili di apprendimento, alle difficoltà di chi vive in condizioni difficili. Essere consapevoli che non è il soggetto “disabile”, ma il contesto che lo “disabilita” e contrastare la categoria della povertà educativa che pone la scuola come oggetto delle politiche di intervento sociale, rivendicando strumenti anche differenziati per gestire le classi e gli organici nei contesti sociali più difficili. La intensa campagna per una valutazione formativa nella scuola primaria ha rappresentato un punto molto alto dell’impegno, in questa direzione, delle strutture territoriali di Proteo Fare Sapere ed è stata determinante per il coinvolgimento dell’insieme delle associazioni professionali della scuola; tale impegno unitario deve proseguire con l’ambizione di investire, tenendo conto delle rilevanti differenze, tutto il sistema di istruzione.
  • Perseguire queste finalità e questi obiettivi impone una grande opera di riflessione, analisi e formazione di tutti coloro che sono attivi a vario titolo nei processi di istruzione ed educazione. Il tema della formazione diviene quindi di assoluta rilevanza a tutti i livelli, compreso quello interno alla nostra Associazione. Nei nostri documenti abbiamo evidenziato per i docenti la necessità di rivedere i percorsi di formazione iniziale, soprattutto nella scuola secondaria, prevedendo un congruo periodo di formazione in collaborazione con l’università, su tutti quegli aspetti del profilo docente delineato dall’ultimo contratto e del tutto assenti negli attuali corsi di laurea disciplinari. Appare inoltre assolutamente necessario garantire e assicurare a ogni docente in servizio un monte ore annuo di formazione in itinere adeguato allo sviluppo delle proprie competenze professionali e a quanto richiede la scuola, superando le tante disfunzioni presenti in passato. Abbiamo già delle proposte nei documenti prodotti ma dobbiamo essere consapevoli che questi processi investono anche noi, non solo per individuare le modalità migliori per svolgere attività formative all’esterno, in base anche alle nostre esperienze, ma per riuscire a essere un’organizzazione capace di attivare processi di autoformazione mettendo in circolo e in dialogo fra loro le tante diverse competenze e professionalità.
  • Un rilievo particolare acquista anche il processo di formazione per il personale Ata, già coinvolto positivamente da corsi di formazione proprio sul terreno della sicurezza e prevenzione dal rischio covid. La positiva esperienza della formazione per i Dsga, l’accompagnamento al lavoro e la scelta della Flc Cgil di valorizzare anche la professionalità di questa figura, rafforzano la concezione della scuola come comunità di pratiche in cui tutte le figure professionali, ciascuna secondo la propria responsabilità e il proprio ruolo, concorrono alla realizzazione della scuola che promuove appartenenza e motivazione.
  • Docenti, dirigenti, personale Ata, si avviano verso una stagione che vedrà grandi e profondi cambiamenti della società con inevitabili riflessi sulla condizione del sistema di istruzione, di chi vi studia e vi lavora. Essere protagonisti di questi cambiamenti, e non osservatori di una rivoluzione passiva, è il compito al quale Proteo Fare Sapere può concorrere, insieme ad altri soggetti, a partire dalla Cgil e dalla Flc Cgil, con la qualità e il segno della propria capacità di pensiero, di elaborazione e di iniziativa, di proposta culturale e professionale.

 

Documento/proposta a cura dell’Ufficio nazionale di presidenza Proteo Fare Sapere Approvato all’unanimità

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